La sfida dell’e-commerce davanti al Brexit

Lo scorso 1° gennaio, il Brexit è diventato una realtà per il mondo dell’e-commerce con la fine del periodo di transizione. Molti venditori, che contavano sul fatto che le condizioni di esportazione e importazione non sarebbero cambiate grazie all’accordo raggiunto il 24 dicembre tra il Regno Unito e l’Unione Europea, si sono trovati davanti a brusche modifiche al proprio modello logistico.

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Anche se l’obiettivo di questo accordo era consentire la continuazione di un sistema di libero commercio quanto più simile possibile a quello esistente prima del Brexit, il fatto è che le procedure e i requisiti sono cambiati e in questi primi mesi si stanno verificando dei problemi che molte aziende non avevano calcolato.

La base di questo accordo è che, al fine di mantenere il libero commercio, non esistono dazi per le merci che attraversano le frontiere tra il Regno Unito e i paesi dell’UE, né limiti alla quantità di prodotti da scambiare.

La realtà dei fatti è che, oltre all’esistenza di alcune eccezioni a questa regola, i rapporti doganali sono più rigorosi e i controlli delle spedizioni sono stati inaspriti. Questa situazione non è diversa da quella che esiste nel mercato con altri paesi non appartenenti all’Unione Europea. Con l’uscita del Regno Unito dal mercato comune, l’UE deve applicare le stesse misure che esistono attualmente nei confronti degli altri paesi, modificate dall’accordo che esiste tra i due.

Oltre alle sfide che si trovano a dover affrontare le aziende di diversi settori, questa nuova situazione ha portato tutta una serie di difficoltà generali per le attività commerciali. Le più comuni sono la mancanza di informazioni sulle nuove procedure, il maggior controllo applicato alla frontiera, e le spese supplementari delle svariate pratiche burocratiche che sono diventate uno dei motivi per i quali molte piccole aziende hanno deciso di non effettuare più spedizioni e grandi agenzie di trasporto stanno applicando costi supplementari.

Oltre a un aumento delle spese e dei tempi di consegna, ciò che ha davvero sconvolto i modelli che le varie attività commerciali avevano istituito è stato il fatto che, in generale, ci si aspettava una transizione più fluida e con meno cambiamenti, che consentisse alle stesse attività di adattarsi in modo semplice e senza dover apportare grandi modifiche al loro modo di lavorare.

La realtà in cui le attività commerciali si sono venute a trovare è ben diversa. Per questo motivo e al fine di adattarsi il più velocemente possibile a questa situazione, noi di Packlink vogliamo condividere una serie di consigli. La cosa più importante è rimanere sempre aggiornati e sapere costantemente a che punto si trovano le trattative tra l’UE e il Regno Unito, quali modifiche sono state apportate e come influiscono sui commercianti.

È importante inoltre offrire ai propri clienti, nel modo più chiaro possibile, tutte le informazioni necessarie, rendendoli partecipi delle modifiche apportate e dell’impatto causato.

Per quanto riguarda lo svolgimento della loro attività, è necessario tenere presenti tutti i particolari che vanno ora inclusi nelle spedizioni e che prima non erano necessari. Ad esempio, è essenziale che siano dotati di un codice EORI (numero di registrazione e identificazione degli operatori economici) come primo passaggio per soddisfare tutte le pratiche doganali.

A causa delle diverse pratiche che è necessario effettuare, gli esperti consigliano anche di investire su un software di gestione doganale che consenta alle piccole attività commerciali di effettuare tutte le pratiche in modo efficace e ordinato.

In definitiva, non dobbiamo dimenticare che l’e-commerce in sé è nato come una formula di commercio innovativa, che apriva un nuovo canale con svariate possibilità a cui le diverse attività commerciali avevano già dovuto adattarsi. Proprio la pandemia ci ha dimostrato che, davanti a una situazione insolita, non solo grandi marchi, ma anche piccole e medie imprese hanno spostato parte dei loro affari in un ambiente online, adattandosi rapidamente per poter mantenere in vita l’attività.

In sostanza, i cambiamenti causati dal Brexit hanno bisogno proprio di questo: di un periodo di adattamento per consentire alle aziende che importano ed esportano, nonché gli altri agenti implicati (logistica, dogane), di adattarsi alle nuove norme e ai requisiti per poter continuare a svolgere la loro attività. Una volta superati questi primi mesi, è logico pensare che tutte le pratiche saranno portate a termine con una maggiore scioltezza, con un conseguente corretto svolgimento dell’attività commerciale.

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